Truffa da tre milioni col “finto morto”: ecco cosa si erano inventati due italiani

Due comaschi hanno provato a incassare i premi assicurativi riconosciuti a un morto che invece sta benissimo: una truffa molto ingegnosa, con tanto di incidente stradale a Santo DomingoL’avevano “pensata bene”, ed erano quasi riusciti nel loro intento. E’ stata smascherataun’ingegnosa truffa alle assicurazioni da quasi tre milioni di euro

Due comaschi hanno provato a incassare i premi assicurativi riconosciuti a un morto che invece sta bene e vive nella sua casa di Como.

Le indagini si sono da poco concluse, scrive il Giorno. Tre anni fa un 56enne comasco avrebbe stipulato quattro polizze assicurative: Genertel, con un premio da 600mila euro in caso di morte, Zurich per 820mila euro, Vittoria Assicurazioni per un milione e Poste Vita per 350mila. In tutte, il complice figurava beneficiario in caso di morte. Il 56enne avrebbe redatto un regolare testamento, nel quale indicava il complice come avente diritto di riscossione delle polizze in caso di sua morte.

Il 19 marzo 2012, dieci giorni dopo aver firmato l’ultimo contratto con le assicurazioni, il 56enne risulta essersi imbarcato a Malpensa, diretto a La Romana, Repubblica di Santo Domingo, dove il 23 maggio, è stato dichiarato morto in un incidente stradale. Ad affermarlo, c’era una relazione di polizia, a firma del primo tenente, con tanto di verbale per la rimozione del cadavere, attestato di morte del medico legale, e certificato della successiva cremazione. Documenti che sono stati recapitati all’ambasciata italiana, da qui trasmessi in Italia e all’anagrafe di Como, che aveva proceduto a registrare la morte.

Pochi mesi dopo il complice avrebbe dunque avviato le procedure di riscossione delle quattro polizze, riuscendo a farsi liquidare il premio di Poste Vita, 350mila euro. Ma, nel frattempo, la polizia di Varese aveva iniziato ad avere i primi sospetti…

 

FONTE: http://www.today.it/rassegna/truffa-assicurazioni-como-finto-morto.html

Piacenza – Appena appreso della sentenza, alcuni parenti sono scoppiati in lacrime nell’androne del tribunale. Confidavano in una pena più clemente, ma così non è stato. Con la pesante accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa delle assicurazioni il tribunale (giudice Italo Ghitti) ha accolto in pieno le richieste della procura (piemme Emilio Pisante) condannando a 12 anni di reclusione M. P. 54 anni, G. S. 57 anni, e G. D. 29 anni, tutti originari di Napoli e residenti in città, e cioè i tre titolari dell’agenzia di piazza Cittadella che avevano architettato per anni finti incidenti stradali per raggirare le compagnie assicurative; 5 anni invece il 31enne G. M. considerato fidato collaboratore dell’agenzia (quest’ultimo difeso dall’avvocato Monica Magnelli che ha annunciato ricorso in appello). Tutti gli imputati si trovano al momento agli arresti domiciliari. Sfiora il milione di euro la provvisionale disposta dal giudice per il risarcimento alle sette compagnie assicurative truffate. Tutti i legali hanno annunciato ricorso in appello. Un sistema illecito smascherato nei mesi scorsi dalla lunga e brillante indagine svolta dai carabinieri di Rivergaro che più scavavano e più si trovavano di fronte ad un quadro inquietante e impensabile: centinaia di incidenti architettai ad arte con figuranti reclutati appositamente per le messinscene. Finti incidenti che arrivavano a fruttare anche 30mila euro per risarcimenti di centinaia di migliaia di euro. La maxi-inchiesta portò all’arresto in totale di 26 persone e a un centinaio di indagati. Questa mattina si è chiuso il capitolo giudiziario riguardante gli imputati che avevano chiesto il rito abbreviato. A breve però è attesa la chiusura delle indagini che riguarda centinaia di posizioni.

 

fonte: http://bologna.ogginotizie.it/312942-assicurazioni-truffate-tre-condanne-a-12-anni-un-milione-di-risarcimento/#.VROnYfmG-Ck

 

 ASSICURAZIONI – LEGGE DI STABILITA’ 2015 – Renzi, nell’ultima legge di stabilità presentata in CdM, e poi trattata pesantemente in commissione UE, introduce novità anche in campo di assicurazioni.

Innanzitutto, autovelox, dispositivi telematici, tutor, accessi a zone di transito, verificheranno che i tagliandi siano in regola. Questo vuol dire maggiore sorveglianza digitale, e tentativo di arginare il fenomeno dei 4 milioni di conducenti che girano senza contrassegno, o con contrassegno scaduto. Sanzioni, nessuna inviata automaticamente.Un’altra novità introdotta dalla Legge di Stabilità 2015, riguarda la scadenza della copertura di assicurazioni auto. Cambia il modo di recepire le irregolarità: fino a ieri il Ministero aveva l’obbligo di notificare ai proprietari di veicoli l’inserimento nell’elenco di quelli sprovvisti di regolare assicurazione, da oggi il Ministero ha solo l’obbligo di inserire questi veicoli in un open database, e sarà premura dei cittadini dover verificare se il proprio veicolo sia blacklisted o no.

QRCode sui tagliandi auto

L’idea è tanto banale quanto rivoluzionaria: applicare i QRCode (quella specie di codici a barre assai più densi di informazioni) sui tagliandi delle assicurazioni auto, per favorire l’identificazione della validità del tagliando. Sarà possibile per gli ufficiali delle forze dell’ordine, mediante una semplice app per smartphone, verificare che il tagliando sia autentico, interrogando i database delle società assicurative.

Assicurazioni & auto d’epoca: Autentica patrimoniale sui veicoli storici oltre i trent’anni

Con la nuova norma, il bollo dovrà essere pagato per tutti i veicoli che abbiano più di vent’anni e meno di trenta dalla data di produzione, sino a oggi esentati grazie all’iscrizione ai registri storici ASI e FIM. Il provvedimento discusso impatta su oltre trecentomila automobili classificate come auto storiche, e potrebbe spingere molti dei proprietari a rottamare la vettura per non sottoporsi ad un’autentica tassa patrimoniale. L’auto d’epoca, quindi,diviene sempre di più hobby a sola discrezione dei ricconi: una vecchia Mazda Mx5 dell’89 pagherebbe, ad esempio, quasi 500 euro di bollo, e la sola macchina, sul mercato, non arriva a valerli, quei 500 euro.

Assicurazioni – La bufala dei 150 euro per l’RCA

E’, per lungo tempo, circolata una bufala sulla RCA, dove si asseriva che la commissione bilancio avrebbe approvato un limite di 150 euro l’anno per i costi della RCA. Magari fosse vero! Non esiste un tetto del genere, si tratta di una bufala, e pur esistendo diversi modi per risparmiare sull’assicurazione auto, è quantomeno difficile riuscire ad arrivare a 150 euro.

 

fonte:http://www.newspedia.it/assicurazioni-scanners-e-qrcode-contro-gli-oltre-quattro-milioni-di-conducenti-che-circolano-sulle-strade-senza-contrassegno/

Il risarcimento danni da sinistro stradale e il coordinamento con la negoziazione assistita obbligatoria. Gli aspetti pratici dell’invito alla negoziazione.

Avv. Paolo Accoti

Come oramai noto, l’obbligo della negoziazione assistita vige anche in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, oltre per chi intenda proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo (ad eccezione dei crediti di lavoro) di somme non eccedenti cinquantamila euro (art. 3 co. I D.L. 132/2014) e, inoltre, con la legge di stabilità 2015, anche in materia di contratti di trasporto o di sub-trasporto (art. 249 L. 190/2014).

La definizione di siffatto istituto viene fornita dall’art. 1 D.L. 132/2014, per il quale: “La convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati è un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza di avvocati …”.

Degli aspetti sostanziali della procedura abbiamo già parlato in precedenza ( mediazione e la negoziazione assistita. 

I casi di obbligatorietà e gli aspetti procedurali.), in questa sede, basta brevemente ricordare che nella procedura di negoziazione le parti devono farsi assistere necessariamente da un avvocato.Il procedimento viene avviato con l’invito alla controparte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. L’invito, redatto per iscritto a pena di nullità – sottoscritto dalla parte personalmente con firma autenticata dal difensore – deve specificare l’oggetto della controversia con l’avvertimento che la mancata risposta all’invito entro trenta giorni dalla ricezione, o il suo rifiuto, può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio, della responsabilità aggravata (art. 96 cpc) e dell’esecuzione provvisoria (art. 642 cpc).

La controparte, nei trenta giorni dalla ricezione, può rifiutare l’invito, non aderire o aderire allo stesso: se l’invito è rifiutato o non accettato nel termine sopra detto, la domanda giudiziale deve essere proposta nel medesimo termine di 30 giorni decorrente dal rifiuto, dalla mancata accettazione o dalla dichiarazione di mancato accordo certificata dagli avvocati.

La comunicazione dell’invito, al pari della sottoscrizione della convenzione, sospendono il decorso del termine prescrizionale.

Ciò posto, con specifico riferimento ai danni da sinistro stradale c’è da domandarsi quando, a chi e dove inviare l’invito alla negoziazione che, come visto, è condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria.

La fase stragiudiziale del risarcimento danni da sinistro stradale risulta regolamentata dal Codice delle Assicurazioni, tanto è vero che: “Per i sinistri con soli danni a cose, la richiesta di risarcimento deve recare l’indicazione degli aventi diritto al risarcimento e del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili, per non meno di cinque giorni non festivi, per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno. Entro sessanta giorni dalla ricezione di tale documentazione, l’impresa di assicurazione formula al danneggiato congrua e motivata offerta per il risarcimento, ovvero comunica specificatamente i motivi per i quali non ritiene di fare offerta. Il termine di sessanta giorni è ridotto a trenta quando il modulo di denuncia sia stato sottoscritto dai conducenti coinvolti nel sinistro ….” (art. 148 co. 1 Cod. Assicurazioni), mentre, nei sinistri con lesioni fisiche l’offerta risarcitoria, o il suo diniego, deve giungere al danneggiato entro novanta giorni: “L’impresa di assicurazione è tenuta a provvedere all’adempimento del predetto obbligo entro novanta giorni dalla ricezione di tale documentazione” (art. 148 co. 2 Cod. Assicurazioni).

E qui giungiamo al primo quesito, quando inviare l’invito, se contestualmente alla richiesta di risarcimento ovvero in un momento successivo.

Se la tentazione, anche al fine di evitare “perdite di tempo”, sarebbe quella di inviare l’invito alla negoziazione contestualmente alla richiesta di risarcimento del danno, la pratica e, soprattutto, la ragione, ci consigliano di non seguire detta strada.

Ed invero, l’invio contestuale potrebbe comportare la violazione del predetto art. 148, oltre a implicare problemi pratici di coordinamento tra le norme del Codice delle Assicurazioni e quelle sulla negoziazione assistita.

Da un lato, infatti, vi è l’obbligo imposto dall’art. 148 Cod. Assicurazioni di attendere almeno sessanta giorni, novanta in caso di lesioni fisiche, prima dell’avvio dell’azione giudiziaria, dall’altro, l’art. 3 D.L. 132/2014 ritiene assolto detto obbligo decorsi (soli) trenta giorni dal rifiuto o non adesione alla negoziazione assistita – medesimo termine di decadenza 90 giorni – decorrente dal rifiuto, dalla mancata accettazione o dalla dichiarazione di mancato accordo certificata dagli avvocati.

Come appare evidente, quindi, le tempistiche per l’avveramento delle due condizioni di procedibilità non coincidono affatto, ciò anche in considerazione del fatto che l’impresa di assicurazioni ben potrebbe richiedere documentazione aggiuntiva (“In caso di richiesta incompleta l’impresa di assicurazione richiede al danneggiato entro trenta giorni dalla ricezione della stessa le necessarie integrazioni; in tal caso i termini di cui ai commi 1 e 2 decorrono nuovamente dalla data di ricezione dei dati o dei documenti integrativi.” Art. 148 co. 5 Cod. Assicurazioni), evenienza che dilaterebbe ancor di più i termini per l’eventuale avvio dell’azione giudiziaria.

Di talché appare opportuno dapprima inviare la richiesta di risarcimento dei danni, aspettare lo spirare del termine di cui all’art. 148 e, quindi, in caso di diniego dell’offerta risarcitoria ovvero di liquidazione ritenuta non soddisfacente, solo allora avviare la procedura per la negoziazione assistita, attendendo l’ulteriore decorso dei trenta giorni, previsto dall’art. 3 D.L. 132/2014, per l’avvio dell’azione giudiziaria.

In alternativa, se proprio dovessero sussistere ragioni di particolare urgenza, dopo l’inutile spirare del termine dettato dall’art. 148 (60 o 90 giorni), si potrebbe comunque predisporre e notificare l’atto di citazione e, quindi, nelle more del decorso dei “termini liberi” tra la notificazione e l’udienza fissata per la comparizione delle parti (ex art. 163 bis cpc), inviare l’invito alla negoziazione assistita con la conseguenza che, all’udienza all’uopo fissata, la condizione di procedibilità risulterebbe debitamente assolta.

Detto ciò poniamoci il secondo interrogativo, a chi inviare l’invito alla negoziazione assistita per il risarcimento danni da sinistro stradale.

Bisogna distinguere a seconda del tipo di azione risarcitoria che intendiamo proporre e alla conseguente legittimazione processuale passiva.

In caso di danni al terzo trasportato, ex art. 141 Cod. Assicurazioni, per il quale: “… Per ottenere il risarcimento il terzo trasportato promuove nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro la procedura di risarcimento prevista dall’articolo 148”, occorre considerare quanto segue.

In questa ipotesi viene individuato all’origine il soggetto obbligato al risarcimento del danno, e ciò a prescindere dall’accertamento delle eventuali responsabilità, quindi l’unico soggetto legittimato passivamente a stare in giudizio sarà la compagnia di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava il terzo alla quale, conseguentemente, dovrà essere inviato l’invito alla negoziazione assistita.

Nulla toglie ovviamente che il terzo trasportato può avvalersi della procedura ordinaria di cui all’art. 144 Cod. Assicurazioni, in questo caso, che non riguarda ovviamente solo il terzo trasportato ma, in generale, tutte le vittime di incidenti stradali, legittimati passivamente risultano sia il responsabile del sinistro (proprietario) che la compagnia di assicurazioni del veicolo antagonista.

Va da se che l’invito alla negoziazione assistita, nella fattispecie appena vista, debba essere rivolto sia alla persona fisica (o giuridica) proprietaria del veicolo, sia alla compagnia di assicurazioni che garantisce la RCA del veicolo ritenuto responsabile.

Qualora si voglia procedere con l’azione per indennizzo diretto, ex art. 149 Cod. Assicurazioni e, pertanto, solo nei casi espressamente previsti dal menzionato articolo, nuovamente (al pari di quanto accade nella procedura di risarcimento per il terzo trasportato), legittimato passivo sarà esclusivamente la propria compagnia di assicurazioni: “… i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato”, alla quale dovrà essere conseguentemente rivolto l’invito alla negoziazione assistita.

Resta chiaramente nella facoltà del danneggiato la possibilità di citare in giudizio anche il conducente dell’autovettura antagonista, se diverso dal proprietario.

Ciò comunemente avviene per strategia processuale o per necessità economica, si pensi al caso di danneggiamento che supera il massimale assicurato e, pertanto, s’intende rivalersi personalmente sul danneggiante – conducente non proprietario, nei cui confronti non vi è un litisconsorzio necessario, ma solo eventuale.

Ebbene, in questo caso, l’invito alla negoziazione assistita, oltre al proprietario del veicolo antagonista e alla compagnia di assicurazioni del predetto veicolo, andrà esteso necessariamente anche al conducente non proprietario, in caso contrario, non potrà essere convenuto in giudizio, mancando la condizione di procedibilità nei suoi confronti.

In caso di sinistro avvenuto con veicolo estero, per il quale necessariamente si deve procedere con la procedura ordinaria di cui al predetto art. 144 Cod. Assicurazioni, come visto, litisconsorti necessari risulteranno la compagnia di assicurazioni del veicolo antagonista e il proprietario dello stesso, ai quali ovviamente andrà rivolto l’invito alla negoziazione assistita.

Qui, parafrasando un noto conduttore televisivo, la domanda sorge spontanea, dove inviare l’invito alla negoziazione assistita.

Nessun problema in caso di incidente avvenuto con veicolo immatricolato in Italia o con polizza per la responsabilità civile automobilistica stipulata con compagnia italiana, nel qual caso l’invito alla negoziazione assistita andrà inviato alla residenza, o sede legale in caso di persona giuridica, del proprietario del veicolo e del conducente (se diverso dal proprietario e solo qualora lo si voglia citare in giudizio), oltre che alla sede legale della compagnia di assicurazioni ovvero all’ufficio sinistri competente per territorio.

Qualche perplessità potrebbe scaturire in caso di sinistro avvenuto con veicolo estero e compagnia assicurativa estera.

In questo caso ritengo sia opportuno rifarsi alle regole della vocatio in ius stabilite dal Codice delle Assicurazioni.

Ed invero, per i sinistri avvenuti in Italia con controparti estere, l’art. 125 Cod. Assicurazioni individua nell’UCI (acronimo di Ufficio Centrale Italiano) l’organismo che “provvede alla liquidazione dei danni, garantendone il pagamento agli aventi diritto, nei limiti dei massimali minimi di legge”.

In altri termini, la richiesta di risarcimento danni deve essere inviata al predetto UCI.

Il successivo art. 126 co. 3 Cod. Assicurazioni indica quali litisconsorti necessari in giudizio oltre al proprietario del veicolo (responsabile del danno), anche il predetto UCI.

Tuttavia, emerge una particolarità, atteso che il menzionato art. 126, al comma 2, lett. b), stabilisce che l’UCI “assume, …., ai fini del risarcimento dei danni cagionati dalla circolazione in Italia dei veicoli a motore e natanti, la qualità di domiciliatario dell’assicurato, del responsabile civile e della loro impresa di assicurazione”.

Ciò significa che la notificazione della citazione in giudizio del proprietario dell’autovettura antagonista e dell’assicurato (se diverso dal proprietario), della relativa compagnia di assicurazioni e ovviamente dello stesso UCI, deve essere fatta per tutti i soggetti, presso la sede dell’UCI (attualmente in Milano, Corso Sempione 39), siccome espressamente designato “domiciliatario” degli stessi.

Conseguentemente, l’invito alla negoziazione assistita per tutti i soggetti sopra detti dovrebbe parimenti effettuarsi, per ognuno di loro, presso il domicilio eletto, ex lege, nella sede dell’Ufficio Centrale Italiano (UCI), al fine di assolvere compiutamente alla condizione di procedibilità propedeutica all’azione giudiziale.

Avv. Paolo Accoti

Fonte: Il risarcimento danni da sinistro stradale e il coordinamento con la negoziazione assistita obbligatoria. Gli aspetti pratici dell’invito alla negoziazione.
(www.StudioCataldi.it)

Lesioni lievi e riscontro strumentale: i tribunali smontano la tesi delle assicurazioni

La L. 27/12 ha posto dei limiti al risarcimento dei danni lievi e le compagnie hanno chiuso in fretta i rubinetti. Presto dovranno riaprirli

Da qualche mese un nuovo indirizzo giurisprudenziale, molto ben circostanziato e attento alla dottrina più autorevole, ha chiarito quale sia l’unica interpretazione possibile delle norme introdotte dal Governo Monti sull’accertamento dei danni lievi da incidente stradale. L’art. 32, commi 3ter e 3quater, della L. 27/12 ha infatti introdotto un meccanismo di filtro, per cui i danni fisici lievi da circolazione stradale possono essere risarciti solo se c’è un “accertamento clinico strumentale obiettivo” (vale solo per l’invalidità permanente), oppure un riscontro “visivo o strumentale” (vale per tutti i tipi di lesione). L’introduzione di queste nuove norme ha prodotto un taglio netto dei risarcimenti dei danni lievi, soprattutto quelli conseguenti al trauma minore del collo (colpo di frusta). La tesi delle compagnie è divenuta subito quella chesenza riscontro strumentale non si paga. Così da lasciare senza risarcimento, per esempio, il danno da frattura di una donna incinta, in quanto non provato da lastre (pericolose per il feto). Una simile interpretazione porta evidentemente ad assurdi risultati, tanto che fin da subito si sono affermate altre chiavi interpretative delle norme, che permettono di superare l’empasse che si crea se si pretende che per risarcire i danni lievi da incidente stradale ricorrano tutti i requisiti chiesti dalla norma (accertamento clinico-strumentale-obiettivo). Negli ultimi mesi alcune pronunce di merito di una maggiore autorevolezza, ovvero di Tribunali e non di Giudici di Pace, hanno chiarito quale sia l’unica interpretazione costituzionalmente legittima dei commi 3ter e 3quater dell’art. 32 della L. 27/12. Si tratta delle sentenze del Tribunale di Bologna, G.U. Dr.ssa Neri, n. 192/15, del Tribunale di Padova, in sede di appello, G.U. Dr. Bordon, n. 3371/2014 e del Tribunale di Trento, in sede di appello, G.U. Dr.ssa Alinari, n. 247/15.

I DUE COMMI VANNO RIUNITI IN UN UNICO PRINCIPIO – La prima tesi propugnata dalle Assicurazioni e dai loro uffici liquidativi e legali che salta, è che i due commi citati della L. 27/12 (art. 32, commi 3ter e 3quater) abbiano funzioni diverse. In particolare nel mirino delle compagnie c’è sempre stato il comma 3quater, che indicando il doppio requisito del riscontro visivo o (oppure) strumentale, rende vano il tentativo di condizionare al secondo la risarcibilità. Per questo le compagnie avevano sostenuto che il comma 3quater fosse da applicare alla sola inabilità temporanea, dovendosi per l’invalidità permanente preferire il 3ter che invece imporrebbe il triplice requisito clinico-obiettivo-strumentale. Il Giudice del Tribunale di Bologna infatti afferma che “nelle due norme il legislatore ha usato dei sinonimi o delle perifrasi per indicare il medesimo concetto…non avrebbe avuto alcun senso stabilire una disciplina diversa per l’invalidità temporanea e quella permanente“. Gli fa eco il Giudice del Tribunale di Padova, che afferma similmente che “a dispetto del diverso tenore letterale, le due norme sono sostanzialmente sovrapponibili, perchè usano perifrasi per esprimere gli stessi concetti, e hanno la finalità di individuare un criterio ermeneutico da utilizzare ai fini del riscontro dell’esistenza delle lesioni.

IL RISCONTRO NON DEVE PER FORZA ESSERE STRUMENTALE – La sovrapposizione dei due commi permette di utilizzare tutti i termini ivi contenuti, quindi il riscontro della lesione avverrà in base a un complesso accertamento medico che sia clinico, oppure strumentale, oppure obiettivo, oppure visivo. Il Giudice padovano infatti precisa che ci sono lesioni che possono solo essere accertate strumentalmente, ma anche lesioni che non appaiono strumentalmente ma appaiono ricorrendo alla “clinica“, che per il Giudice è “quella parte della scienza medica che studia le manifestazioni morbose delle malattie mediante l’osservazione diretta dei singoli pazienti“. Così come l’accertamento potrà avvenire “visivamente, ovvero mediante visita medica, non potendo escludere dal novero dei mezzi di accertamento medici “l’ispezione, la palpazione, la percussione, l’auscultazione ed ogni altra attività che costituisce il bagaglio della semeiotica“. Sulla stessa linea si era espresso il Giudice felsineo, che aveva infatti scritto nella sua sentenza che: “il medico-legale dovrà accertare l’esistenza della lesione con le modalità prescritte nei tre aggettivi (comma 3ter) o con i due avverbi (comma 3quater).” In base a questa interpretazione, l’unica che non ponga in contrasto la normativa e la scienza medica, non è affatto necessario che vi sia il riscontro strumentale affinchè possa essere risarcita una lesione lieve da incidente stradale. Il medesimo orientamento è stato condiviso recentissimamente anche dal Tribunale di Trento, che ha respinto un appello incidentale di una compagnia che pretendeva di non pagare un colpo di frusta per la mancanza di riscontro clinico-obiettivo-strumentale: “la rettilineizzazione del rachide cervicale…documenta e testimonia che l’appellante ha riportato il trauma distorsivo del rachide cervico-dorsale, lesione quest’ultima riscontrata dall’accertamento obiettivo espletato dallo stesso C.T.U.” Ma vi è di più. L’interpretazione data dal comparto assicurativo viola, secondo i citati Tribunali, anche la Costituzione, con riferimento alla tutela del diritto alla salute (art. 32).

L’OBBLIGO DI RISCONTRO STRUMENTALE E IL DIRITTO ALLA SALUTE – Come abbiamo visto, se non si considerano i criteri dei commi 3ter e 3quater dell’art. 32, L. 27/12, come un unico criterio “modellabile” a seconda del tipo di lesione, si finisce per dare alle lesioni un valore diverso da quello che viene loro attribuito dalla scienza medica. Ci sono infatti lesioni che sono accertabili solo strumentalmente, ma anche lesioni che sono accertabili solo con approccio clinico, o visivo, tramite visita medica, perchè strumentalmente non risultano. Il Giudice di Padova fa alcuni esempi di lesioni suscettibili di diverso accertamento, e ci avverte che se non si utilizza il criterio di accertamento nel senso di poter utilizzare i diversi medici permessi dalla scienza medica, si crea un vuoto di tutela anticostituzionale: “un trauma cranico con microlesione encefalica che dà luogo ad un focolaio epilettogeno, produce sintomatologia di tipo temporale, non crisi generalizzate, che nessuno vede e solo il paziente riferisce. In questo caso la patologia non è dimostrabile né clinicamente, né all’esame obiettivo: è solo dimostrabile strumentalmente attraverso un’alterazione dell’EEG. I disturbi psicoreattivi non sono dimostrabili strumentalmente, ma solo ricorrendo alla clinica. Analogamente le lesioni sensoriali trovano di regola esclusivo riscontro clinico e, ben difficilmente, tranne indagini estremamente complesse, possono avere un riscontro strumentale. Un’interpretazione letterale della norma porterebbe dunque ad escludere il risarcimento di alcuni danni biologici, nonostante la scienza medica e la corretta applicazione metodologica valutativa medico legale non abbiano dubbi circa la loro esistenza“. E tale “introduzione di un vuoto di tutela nel risarcimento del danno alla salute comporterebbe seri problemi di compatibilità con il diritto fondamentale tutelato dall’art. 32 Cost.“. Allo stesso modo il Tribunale di Bologna aveva osservato che la tesi perorata dalle compagnie “risulterebbe contraria all’art. 32 della Costituzione, in quanto stabilirebbe la non antigiuridicità, e dunque la non risarcibilità, delle lesioni al diritto alla salute che non fossero strumentalmente accertabili.“.

IL GOVERNO STA CON LE LOBBY, I TRIBUNALI CON LA GIUSTIZIA – Queste sentenze intervengono a dare rango giurisprudenziale a tesi in realtà già da tempo pubblicate da attenta dottrina e da qualche illuminato Giudice di Pace. Viene in tal modo sbarrata la strada al tentativo di operare un sostanziale taglio alla cieca ai risarcimenti per le lesioni lievi, che in diversi casi non sono documentabili strumentalmente, ma nondimeno possono essere verificate da un attento esame medico legale. Ma mentre la Giurisprudenza di merito più accorta afferma tali principi, il governo Renzi vara una riforma che va in direzione diametralmente opposta: nel DDL concorrenza infatti, viene abrogata la norma di cui al comma 3quater dell’art. 32 L. 27/12, invisa all’ANIA perchè contiene quel doppio criterio “visivamente o strumentalmente“, che vanifica le ambizioni economiche delle compagnie. Poco importa, anche entrasse in vigore quest’ennesima“riforma regalo“, l’interpretazione indicata dai Tribunali di Bologna e di Padova, che certamente farà scuola, non permetterebbe lo stesso di utilizzare la teoria della necessità del riscontro strumentale, tanto cara alle compagnie quanto ingiusta verso i danneggiati.

Categoria: Sentenze e Leggi | 23 Marzo 2015

di Antonio Benevento

Assicurazioni auto: le novità del Ddl concorrenza

 Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 20 febbraio il cosiddetto Ddl concorrenza, disegno di legge nel quale si rivedono le regole di mercato per tutta una serie di settori. Il Ddl deve superare il vaglio di Camera e Senato ed introduce sostanziali novità sul fronte delle assicurazioni auto, destinate a semplificare il mercato ed a fornire benefici sotto il profilo economico. Il legislatore mira in primo luogo a favorire la concorrenza tra compagnie assicurative.

Le misure devono ancora essere definite, ma è chiara l’intenzione di portare ad una riduzione dei prezzi: le assicurazioni italiane – come scritto su Affari Italiani – costano in media il 45/46 per cento in più rispetto a quelle europee. La prima vera novità del Ddl è prevista da aprile, quando verrà reso disponibile il tagliando assicurativo online: sarà leggibile per mezzo del Targa System ed è utile per eliminare il tagliando di carta da esporre sul parabrezza. Il proprietario del veicolo dovrà abbinare un indirizzo email al numero di targa ed inserire i due campi all’interno di un database.

Le autorità, da questo momento in poi, saranno in grado di verificare la presenza della copertura assicurativa e di controllare gli accessi alle zone a traffico limitato, i permessi di parcheggio ed altre concessioni speciali valide per il conducente dell’autoveicolo. Il Ddl introduce anche un generale inasprimento delle sanzioni: la multa si attesta ad 841 euro (con sequestro del veicolo) qualora il conducente sia fermato al volante di un’automobile con assicurazione scaduta, mentre in caso di assicurazione falsa o contraffatta il veicolo verrà confiscato e la patente sospesa. La multa per mancata revisione raggiunge i 168 euro.

 

fonte: http://www.autoblog.it/post/705863/assicurazioni-auto-novita

Imperia – Complice la crisi economica e l’impossibilità per molte famiglie di arrivare alla fine del mese, sono in continuo aumento i casi di automobilisti sorpresi al volante senza Rca o addirittura falsificata

False assicurazioni. Nell’Imperiese è boom di tagliandini contraffatti. Un allarme lanciato dal comando della polizia municipale di Imperia e che rischia di esplodere perché le compagnie assicurative hanno deciso di querelare coloro che sono stati “beccati” a circolare in città con l’assicurazione fasulla.

“Complice la crisi economica e l’impossibilità per molte famiglie di arrivare alla fine del mese, sono in continuo aumento i casi di automobilisti sorpresi al volante senza Rca – spiega il vice comandante Angelo Arrigo – Diversi i casi che abbiamo scoperto negli ultimi mesi non solo a Imperia, ma anche in altre città della provincia. Viaggiare su un’auto non coperta da assicurazione è una violazione del codice della strada. In particolare l’articolo 193. Ma abbiamo anche scoperto alcuni automobilisti che avevano addirittura falsificato i tagliandini. In quel caso provvediamento a segnalare tutti gli episodi anomali alle compagnie di assicurazione che possono querelare gli automobilisti e quindi portarli in tribunale”.

Il codice della strada parla chiaro: prevede che chiunque viene pizzicato al volante senza la copertura assicurativa è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 848 a 3.393 euro, con il sequestro immediato del veicolo, finalizzato alla confisca.

“Anche i veicoli in sosta in qualunque area aperta al pubblico devono essere coperti dall’assicurazione Rca”, ricordano al comando. E ora si scopre anche che nella nostra provincia è in aumento anche il fenomeno delle Rca false o contraffatte nella parte del tagliando dove è riportata la data di scadenza: nei primi mesi di quest’anno già una decina i casi accertati. Anche in questo caso “è sempre disposta la confisca amministrativa – cita il codice della strada – del veicolo intestato al conducente sprovvisto di copertura Rca quando sia fatto circolare con documenti assicurativi falsi o contraffatti”.

Nei confronti di colui che ha falsificato o contraffatto i documenti assicurativi scatta inoltre sempre la denuncia all’autorità giudiziaria, nonché la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per un anno.

di Giò Barbera

23/03/2015

Con l’introduzione della negoziazione assistita sono molte le novità relative alle controversie con le assicurazioni per l’RC Auto per cui verranno previsti costi maggiori anche per il procedimento di risoluzione stragiudiziale.

Con il Decreto Legge 132/2014 è entrata in vigore, lo scorso 9 Febbraio la negoziazione assistita nel processo civile. Si tratta di una procedura utile a risolvere le controversie di natura civile per via stragiudiziale, senza ricorrere all’uso del tribunale.

Questa nuova tipologia di procedura dovrà essere applicata anche nel settore dell’RC Auto, nei contenziosi tra cliente e assicurazione, nei quali non si raggiunge un accordo circa il risarcimento dei danni in un’incidente stradale. In tal modo viene da un lato impedito l’accesso diretto al giudice ma viene anche prevista una procedura che implica dei costi perché richiede la presenza di un avvocato e va comunque ad affiancarsi alla conciliazione paritetica.

Negoziazione Assistita: come funziona?
La procedura di negoziazione assistita deve obbligatoriamente essere utilizzata dai cittadini che in caso di danno alla propria automobile a seguito di incidente stradale non raggiungano un accordo con la propria assicurazione. Ciò implica che non si possa intentare una causa alla compagnia assicuratrice se, tramite il ricorso ad un avvocato, non si è tentata la strada della negoziazione assistita, ovvero non si è riusciti a raggiungere un accordo scritto, proposto alla controparte.
Se le parti raggiungono un accordo questo viene sottoscritto dagli avvocati che approntano una convenzione di negoziazione e la mettono in forma scritta. Il ricorso al giudice è comunque possibile nel caso in cui l’assicurazione o il cliente, non accettino l’offerta di negoziazione o rifiutino la convenzione di negoziazione entro 30 giorni dal momento in cui l’hanno ricevuta.

Negoziazione assistita: quanto conviene?
Abbiamo già notato come la procedura di negoziazione assistita implichi necessariamente l’intervento di un avvocato per cui è richiesto all’automobilista il pagamento di un compenso. Nel solo caso si ricorra al giudizio di fronte a un giudice e si vinca la causa, il compenso per l’avvocato non è dovuto mentre se il giudice rileva il concorso di colpa o la colpa piena dell’automobilista, quest’ultimo è tenuto anche al pagamento delle spese legali per l’avvocato.
L’introduzione della negoziazione assistita appare ancor meno utile alla luce del fatto che tale procedura va ad affiancare la mediazione obbligatoria e la conciliazione paritetica, altre due procedure già esistenti e necessarie per risolvere le controversie in via stragiudiziale.

La mediazione obbligatoria, precedentemente esclusa per i casi di sinistri stradali nel 2010 sembra di fatto essere stata reintrodotta dalla negoziazione assistita di cui ricalca le caratteristiche (risoluzione stragiudiziale, presenza obbligatoria dell’avvocato), viene prevista solo alternativamente alla negoziazione assistita.

La conciliazione paritetica, invece, sembra essere la soluzione più conveniente e la strada più agevole per risolvere, in via stragiudiziale, le controversie con le assicurazioni, anche se nei soli casi in cui i risarcimenti non siano superiori ai 15000 euro. La conciliazione paritetica si caratterizza per la sua rapidità e la sua economicità, dal momento che non occorre il ricorso a un avvocato e il conciliatore viene messo a disposizione dalle associazioni dei consumatori.

Rimane, infine, la possibilità della richiesta di indennizzo diretto: una possibilità prevista dalla Legge Bersani (nel 2007) in base alla quale, se si rimane coinvolti in un incidente in cui non si è responsabili o si è responsabili sono in parte, il rimborso non deve essere richiesto necessariamente alla compagnia della controparte che ha causato un sinistro ma può essere richiesta anche alla propria compagnia: in questo caso il proprio assicuratore ha l’obbligo di presentare un’offerta di risarcimento entro 60 giorni per danni ai veicolo e entro 90 giorni per danni alle persone.

di | 17 Marzo 2015 – 12:30

Capita spesso che un contribuente presenti il modello 730 non tanto o non solo perché sia obbligato a farlo, ma per poter “scaricare” determinate spese sostenute durante l’anno di imposta che (nella misura del 19% o del 26%) possono essere portate in diminuzione dell’Irpef da lui dovuta. Tra queste spese rientrano anche i premi assicurativi, quest’anno distinti in due categorie:

  1. assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni
  2. assicurazione aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della quotidianità.

Nella prima categoria rientrano:

  • i premi versati, a compagnie italiane o estere, in virtù di contratti di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni che siano stati stipulati o rinnovati fino al 31 dicembre del 2000 e che abbiano una durata non inferiore a 5 anni; a condizione che non sia riconosciuta la possibilità di concessione di prestiti durante questi primi cinque anni;
  • i premi versati in virtù di contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1 gennaio del 2001 aventi ad oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente superiore al 5%, qualunque sia la causa che l’ha determinata.

Il contribuente potrà portare in detrazione dall’imposta irpef detti premi compilando il Quadro E del modello 730/2015, Sezione I, nei righi da 8 a 12, e dovrà indicare il codice 36. È importante precisare però che l’importo massimo complessivo detraibile è di 530,00 €.

La seconda categoria riguarda, invece, i premi pagati in virtù di contratti di assicurazione aventi ad oggetto il rischio di non autosufficienza che impedisce il compimento delle normali azioni della vita di tutti i giorni, i quali possono essere detratti se è previsto che la compagnia di assicurazione non possa recedere dal contratto. L’importo di questi premi andrà riportato sempre nel Quadro E del modello 730, ma occorrerà indicare il codice 37.

Il limite di detraibilità in questo caso è di 1.291,14, ma per il non superamento di questa soglia occorre tener presente anche i premi delle assicurazioni della prima categoria inseriti con il codice 36.

Per entrambe le categorie la percentuale di detraibilità prevista è del 19%. Si precisa, però, che se l’imposta dovuta dovesse essere inferiore alle detrazioni, l’eccedenza non potrà essere rimborsata.

Il nuovo sistema Targa System permetterà di incrociare i dati tra i cervelloni delle forze dell’ordine e l’Agenzia delle entrate

Novità in vista per gli automobilisti. Il nuovo ddl sulle liberalizzazioni (ancora da approvare) cambierà diverse cose per gli utenti e le compagnie.

Il decreto, in vigore già ad aprile, farà sparire il tagliando cartaceo, quello che gli automobilisti sono abituati a esporre sul parabrezza. Il nuovo sistema “Targa System” permetterà di effettuare i controlli sull’Rc auto virtuale.

La nuova targa diventerà una sorta carta di’identità del veicolo, con tutti i dati che potranno essere incrociati dai cervelloni delle forze dell’ordine e delle Agenzie delle entrate. Al momento il “Targa System” funziona solo attraverso l’interrogazione di un pubblico ufficiale, ma si sta studiando il modo per automatizzare il sistema, esattamente come autovelox, tutor e controlli per le Ztl. Tutte le auto che circolano sul territorio nazionale potranno essere monitorate in tempo reale, con le segnalazioni che poi verranno fatte ai terminali della polizia.

Inasprite le sanzioni: 841 euro di contravvenzione e sequestro del veicolo in caso di assicurazione scaduta, sospensione della patente e confisca del veicolo in caso di assicurazione falsa o contraffata, 168 euro in caso di mancata revisione.