Mese: giugno 2015

Ocse: “Pensioni e assicurazioni a rischio con i tassi bassi”

Secondo l’organizzazione internazionali, gli attuali rendimenti “pongono significativi rischi alla vitalità a lungo termine dei fondi pensione e delle compagnie assicurative”, nel momento in cui cercano di “raggiungere gli alti ritorni promessi quando i tassi di interesse erano alti”

MILANO – “I bassi tassi di interesse minacciano la capacità di solvibilità dei fondi pensioni e delle assicurazioni”. E’ quanto emerge dal ‘Business and Finance Outlook’ dell’Ocse, secondo il quale i bassi tassi di interesse che caratterizzano l’attuale scenario finanziario globale, “pongono significativi rischi alla vitalità a lungo termine dei fondi pensione e delle compagnie assicurative”, nel momento in cui cercano di “raggiungere gli alti ritorni promessi quando i tassi di interesse erano alti”.

In particolare nei settori assicurativi di Italia, Germania e Stati Uniti “i bassi tassi di interesse rappresentano un particolare problema, a causa dell’alto livello di prodotti di risparmio con alti livelli di ritorni garantiti presenti nel portafoglio delle compagnia assicurative del ramo vita”. Nei prossimi 5 anni – scrive l’Ocse – i fondi pensioni sono previsti in crescita del 26% dai 28.400 miliardi di dollari stimati nel 2014 ai 35.800 miliardi di dollari nel 2019, mentre le compagnie assicurative cresceranno del 33% dai 28.200 miliardi di dollari del 2014 ai 37.700 miliardi di dollari e i fondi comuni avranno un’espansione del 38% dai 33.400 miliardi di dollari del 2014 a 46.100 miliardi di dollari. Pensioni e assicurazioni incontreranno problemi mentre nei loro portafogli bond ad alto rendimento saranno sostituiti da bond a basso rendimento.

In particolare l’abbassamento dei tassi riguarderà i fondi pensione i quali investono circa il 40% delle loro attività in titoli a reddito fisso, inclusi i bond governativi. “Se i tassi resteranno bassi in futuro – nota l’Ocse – i fondi e gli assicurativi potrebbero riscontrare che i loro asset sono insufficienti per coprire le loro promesse, a meno che non aggiustino le loro pensioni o i pagamenti previsti”. L’Ocse quindi suggerisce di offrire ritorni garantiti più bassi ai nuovi contratti per ridurre i rischi di insolvenza e, in casi estremi, di rinegoziare i termini dei contratti attuali.

L’altro problema messo a fuoco dal rapporto dell’Ocse è la sfida rappresentata dall’invecchiamento della generazione del baby boom. “Generare le risorse – spiega il segretario generale dell’Ocse, Angel Guerria – che servono per fronteggiare la sfida dell’invecchiamento della popolazione richiederà un migliore allocamento delle risorse verso investimenti più produttivi e senza rischi eccessivi. Innanzitutto – prosegue Guerria – molto resta da fare per rafforzare la capacità dei sistemi finanziari di assorbire gli shock ed evitare lo scoppio delle bolle speculative”. Inoltre il rapporto mette in guardia contro il rischio, presente nella fase attuale in molte compagnie, che remunerare gli azionisti tramite dividendi e buybacks, per aumentare i ritorni a breve, possa alla lunga allontanare i capitali dai reinvestimenti in attività più

produttive. Ciò in particolare può danneggiare la crescita dell’innovazione e della produttività. L’altro rischio è quello di aumentare il leverage e gli investimenti più rischiosi insistendo in prodotti ad alto rendimento e scarsa liquidità.

fonte:
http://www.repubblica.it/economia/2015/06/24/news/ocse_pensioni_assicurazioni-117582807/

24/06/2015 07:20

Assicurazioni fuori dalla crisi, ma l’Rc Auto non scende

L’Istituto per la vigilanza: l’Italia è il Paese dalle tariffe più alte nel confronto internazionale

Segno più per la raccolta premi delle assicurazioni: nel 2014 ha sfiorato i 150 miliardi di euro, segnando un più 20 per cento sul 2013. Un risultato decisamente migliore di quello medio europeo. E’ quanto emerge dai dati forniti dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), nella relazione sull’attività svolta.
L’istituto va oltre: la crisi del biennio 2011-2012 è ormai superata. Precisando, però, che l’aumento è tutto nel comparto “vita”: le polizze per danni, in particolare quelle per Rc auto, restano su una linea di tendenza discendente.
Secondo l’Ivass nei rami “danni” non automobilistici la cronica sottoassicurazione degli italiani non accenna a mutare. Nel 2014 sono stati pagati premi pari solo all’1 per cento del Pil, molto meno della metà che in Francia e in Germania.
Eppure, ha fatto notare il presidente dell’istituto Salvatore Rossi, “osserviamo fenomeni preoccupanti, come il ritrarsi degli assicuratori nazionali dal segmento della responsabilità civile sanitaria (medical malpractice), associato a un maggior ricorso o all’autoassicurazione o a prodotti offerti da operatori che hanno la veste giuridica di compagnie di altri Paesi dell’Unione europea ma sono in realtà diretti dall’Italia e talora poco affidabili”.
Lo scorso anno sono aumentati anche gli investimenti delle compagnie assicurative: la loro consistenza complessiva alla fine del 2014 aveva raggiunto i 630 miliardi di euro, quasi il 12 per cento in più rispetto alla fine del 2013.
“Le compagnie stanno cercando di riequilibrare la composizione dei loro portafogli, che nel confronto europeo appaiono sbilanciati a favore dei titoli di Stato – ha rilevato il presidente Ivass -. Lo fanno per ridurre il rischio di concentrazione ma anche per ricercare rendimenti più alti”.
Ma la Rc Auto non scende di prezzo, diventato ormai un vero e proprio caso.
“Da molti anni l’Italia è il Paese dalle tariffe più alte nel confronto internazionale; giocano molti fattori, fra tutti l’abnorme presenza – ha spiegato Rossi – di frodi perpetrate ai danni delle compagnie da una minoranza, cospicua e aggressiva, di assicurati”.

Segno più per la raccolta premi delle assicurazioni: nel 2014 ha sfiorato i 150 miliardi di euro, segnando un più 20 per cento sul 2013. Un risultato decisamente migliore di quello medio europeo. E’ quanto emerge dai dati forniti dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), nella relazione sull’attività svolta.

L’istituto va oltre: la crisi del biennio 2011-2012 è ormai superata. Precisando, però, che l’aumento è tutto nel comparto “vita”: le polizze per danni, in particolare quelle per Rc auto, restano su una linea di tendenza discendente.

Secondo l’Ivass nei rami “danni” non automobilistici la cronica sottoassicurazione degli italiani non accenna a mutare. Nel 2014 sono stati pagati premi pari solo all’1 per cento del Pil, molto meno della metà che in Francia e in Germania.

Eppure, ha fatto notare il presidente dell’istituto Salvatore Rossi, “osserviamo fenomeni preoccupanti, come il ritrarsi degli assicuratori nazionali dal segmento della responsabilità civile sanitaria (medical malpractice), associato a un maggior ricorso o all’autoassicurazione o a prodotti offerti da operatori che hanno la veste giuridica di compagnie di altri Paesi dell’Unione europea ma sono in realtà diretti dall’Italia e talora poco affidabili”.

Lo scorso anno sono aumentati anche gli investimenti delle compagnie assicurative: la loro consistenza complessiva alla fine del 2014 aveva raggiunto i 630 miliardi di euro, quasi il 12 per cento in più rispetto alla fine del 2013.

“Le compagnie stanno cercando di riequilibrare la composizione dei loro portafogli, che nel confronto europeo appaiono sbilanciati a favore dei titoli di Stato – ha rilevato il presidente Ivass -. Lo fanno per ridurre il rischio di concentrazione ma anche per ricercare rendimenti più alti”.

Ma la Rc Auto non scende di prezzo, diventato ormai un vero e proprio caso.

“Da molti anni l’Italia è il Paese dalle tariffe più alte nel confronto internazionale; giocano molti fattori, fra tutti l’abnorme presenza – ha spiegato Rossi – di frodi perpetrate ai danni delle compagnie da una minoranza, cospicua e aggressiva, di assicurati”.

 

 

 

Assicurazioni. Crisi superata. Giù le polizze Rc Auto, che restano però le più care d’Europa

di Anna Marino

Crisi alle spalle, ma ora bisogna guardare al futuro. Per le compagnie assicurative italiane la crisi del biennio 2011-2012 è superata. Lo ha assicurato il presidente dell’IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, Salvatore Rossi, sottolineando che “la raccolta premi 2014 è stata decisamente migliore della media europea”: quasi 150 miliardi di euro, il 20% in più rispetto al 2013, anno in cui già la raccolta era cresciuta. “Si sfiora il 9% del PIL”.”In testa agli aumenti il comparto vita”. E questa è la parte positiva. Le polizze per danni, in particolare quelle per RC Auto, “restano invece su una linea di tendenza discendente”. E questa è la parte dolente. Infatti le tariffe delle polizze RC Auto sono ancora scese, ma i prezzi restano i più cari d’Europa. A tal proposito, Rossi ha spiegato che giocano molti fattori, fra tutti “l’abnorme presenza di frodi perpetrate ai danni delle compagnie da una minoranza, cospicua e aggressiva, di assicurati”. E si risparmia cambiando compagnia. Inoltre le compagnie sono recalcitranti a diversificare le proprie attività. Senza contare che nel futuro delle assicurazioni peseranno poi due fattori potenzialmente rivoluzionari: le nuove regole comunitarie che cambiano bilanci e e governance per la trasparenza e la solvibilità e le nuove tecnologie che permettono di fare tutto on line. Infine un altro sguardo al futuro: il presidente IVASS Rossi sottolinea che “E’ fondamentale che le più giovani generazioni abbiano piena consapevolezza di dover investire il proprio risparmio tra assicurazioni e previdenza e di dover risparmiare più dei propri genitori”.

 

NOTIZIE | GR24

Assicurazioni, Ivass: ‘Si allontanano da loro missione. Rischi a carico del cliente’

 

Salvatore Rossi, presidente dell’istituto di vigilanza sul settore, nella relazione annuale ha detto che la caduta dei tassi spinge le compagnie a offrire meno polizze con garanzie minime di rendimento. Perché “sono costose” e le nuove regole contabili comportano un maggior assorbimento di capitale. Rinviate all’assemblea Ania del 2 luglio le osservazioni sulla tutela degli assicurati

Innovazione tecnologica e andamento dei tassi d’interessestanno profondamente trasformando il sistema assicurativo, arrivando a metterne in discussione la sua stessa natura. A dirlo èSalvatore Rossi, presidente dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), nella presentazione della relazione annuale sull’attività svolta. Una relazione importante, che con garbo fissa diversi punti d’attenzione, per non dire di preoccupazione, sull’evoluzione del settore e del suo ruolo economico-sociale. La caduta dei tassi spinge i gruppi del settore a cercare investimentialternativi, sconfinare nel campo dell’offerta del credito e, al tempo stesso, non offrire più polizze con garanzie minime di rendimento perché “sono costose per le compagnie, dati i bassi tassi d’interesse e l’assorbimento di capitale imposto dalle nuove regole”.

L’effetto è che nei rami Vita nel 2014 si è registrato un raddoppio delle polizze unit linked, cioè di “prodotti finanziari che tendono a porre il rischio a carico dell’assicurato”, sottolinea Rossi, osservando come in questo modo “ci si allontana dalla natura e dalla missione delle assicurazioni nate per trasferire emutualizzare i rischi dei singoli, proteggere i loro risparmi, ridurre l’incertezza sul futuro”. Un’evoluzione dettata da scelte razionali compiute nell’interesse dei conti aziendali, dice il presidente dell’Ivass. “Tuttavia non possiamo non interrogarci su tendenze che in ultima analisi priverebbero la nostra società di un servizio ad alto valore: l’investimento del risparmio con finalità assicurativo-previdenziali”. A prescindere dal livello dei tassi d’interesse Rossi invita dunque le assicurazioni a dare un maggior contributo alle gestioni previdenziali portando così benefici alwelfare pensionistico: “Le compagnie di assicurazione sono da sempre attrezzate al rilascio di garanzie demografico-finanziarie, l’Ivass controlla sia il livello della garanzia sia l’adeguatoaccumulo di riserve, quindi la sostenibilità nel tempo degli impegni”. Un esplicito invito ad avere più coraggio e a pensare a nuovi tipi di offerta.

Per quanto riguarda invece le polizze sulla perdita dell’autosufficienza in età avanzata, Rossi chiede incentivi fiscali: “E’ un buon affare per l’erario nella misura in cui stimola transazioni altrimenti non realizzate, consentendo inoltre risparmi dal lato delle prestazioni sanitarie pubbliche”. Insomma, sull’aspetto welfare la relazione è ricca di spunti e mette in luce diversi problemi, tra cui “il ritirarsi degli assicuratori nazionali dal segmento della responsabilità civile sanitaria, associato o a un maggior ricorso all’autoassicurazione o a prodotti offerti da operatori che hanno la veste giuridica di compagnie di altri Paesi dell’Unione europea ma sono in realtà diretti dall’Italia e talorapoco affidabili”. Un problema che in ultima istanza ricade suimalati.

Rossi in questa presentazione non ha voluto però “toccare i rapporti fra compagnie, intermediari e clientela né la tutela pubblica di quest’ultima”, perché intende farlo all’assemblea dell’Ania(l’associazione delle imprese assicuratrici) il prossimo 2 luglio. Una scelta, questa, forse poco istituzionale dato che la tutela degli assicurati è lo scopo istitutivo dell’Ivass e come tale dovrebbe informare gran parte della relazione, ma tant’è.

Per il momento Rossi ha preferito concentrarsi sull’industria assicurativa, le sue trasformazioni e la sfida di Solvency 2, le nuove regole contabili che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno. Una sfida complessa anche sul fronte dell’organizzazione interna delle aziende e delle stesse modalità con cui si svolge la vigilanza, chiamata a lavorare a stretto contatto con le compagnie nella valutazione dei rischi. Un lavoro “sinergico” foriero di potenziali conflitti d’interesse di cui però Rossi ha scelto di non parlare, rivendicando piuttosto quanto fatto per trasformare l’istituto in questi ultimi due anni e mezzo, da quando cioè l’Isvap e le sue funzioni sono state assorbite dalla Banca d’Italia, di cui l’Ivass è una costola (lo stesso Rossi è il direttore generale di Bankitalia).

E quanto fatto non è poco: l’istituto è intervenuto per snellire leprocedure di liquidazione coatta delle compagnie (su 58 procedure, 14 sono iniziate oltre 30 anni fa), è stata rivista la regolamentazione per rendere i commissari più autonomi, sono stati sostituiti 25 commissari liquidatori e 60 componenti deicomitati di sorveglianza, mentre prosegue l’opera di modernizzazione dell’assetto organizzativo dell’Ivass stessa, delle sue infrastrutture e dei suoi servizi informatici. “Siamo inoltre intensamente impegnati ad applicare efficacemente alla nostra organizzazione le norme anti-corruzione e pro-trasparenzarecentemente introdotte nell’ordinamento”, chiosa Rossi, sottolineando anche come sul fronte delle sanzioni ai vigilati sia indispensabile un intervento legislativo perché la legge attuale “fissa sanzioni pecuniarie solo a carico delle imprese e non delle persone fisiche degli amministratori o dirigenti”. E per di più in una misura così minima da far venire meno ogni effetto di deterrenza.

Tuttavia è nell’interpretazione del ruolo dell’istituto che il presidente dell’Ivass desta qualche preoccupazione, perché il “dosare l’intensità e l’onere dell’azione di vigilanza in proporzione alla pericolosità potenziale della situazione che si fronteggia” rischia di far sistematicamente passare in secondo piano la questione della tutela degli assicurati, che è l’obiettivo fondante dell’Ivass. Di questo, per la verità, sembra accorgersi lo stesso Rossi quando avverte che “la proporzionalità non può mai spingersi fino a non applicare le norme. Solvency2 è un regime basato su principi, la proporzionalità influisce sulle modalità con cui gli obiettivi della vigilanza sono perseguiti, non li rende in alcun caso irrilevanti”. Un ammonimento alla lobby assicurativa che però non tranquillizza per nulla gli assicurati e i risparmiatori, che hanno ben in mente ciò che è accaduto in questi anni, gli aumenti dei costi e come la discrezionalità delle autorità di controllo abbia consentito operazioni come la fusione Unipol-FondiariaSai,gruppo verso il quale si continua ad avere un occhio di riguardo perfino quando non rispetta i vincoli posti dalla stessa Ivass presieduta da Rossi che, senza indugio, ha consentito all’amministratore delegato Carlo Cimbri di mantenere la doppia poltrona per un altro anno. Vedremo il 2 luglio, di fronte alla platea dell’Ania, che cosa Rossi avrà da dire sulla tutela degli assicurati che in Italia sembra tornata all’anno zero anche per effetto deldecreto Competitività.

 

IlFattoQuotidiano.it / Economia & Lobby / Lobby

 

Con il provvedimento n. 0047185 del 29 maggio 2015, IVASS ha disposto una serie di misure restrittive nei confronti di Assicuratrice Milanese. Tenuto infatti conto “delle criticità emerse con riguardo all’offerta e all’esecuzione dei contratti relativi alla polizza “Responsabilità Civile Professionale Medico”” commercializzata dalla compagnia, l’Istituto ha disposto, ai sensi dell’art. 184, comma 2, del Codice delle Assicurazioni:

  • il divieto, a partire dalla data del provvedimento, di commercializzare la polizza“RCP medico”;
  • il divieto di rinnovo automatico per i contratti in essere relativi alla polizza di cui al precedente alinea, che rechino clausole di proroga tacita, previa formulazione di apposita disdetta nel rispetto dei termini contrattuali;
  • la promozione della massima pubblicità del presente provvedimento, anche attraverso la pubblicazione sul sito internet dell’impresa.

Il provvedimento – segnala il documento dell’Istituto – conserva la sua efficacia “fino a che l’IVASS non accerti, previa trasmissione di appositi riscontri documentali, la corretta implementazione, da parte di Assicuratrice Milanese S.p.A., delle misure correttive volte a perseguire i seguenti obiettivi”:

a) effettuare “una revisione critica dei prodotti commercializzati, ridisegnando prodotti più specificamente calibrati” in funzione dei differenti target di clienti a cui sono destinati e delle specifiche esigenze di copertura manifestate (prevedendo ad es. la costruzione di due distinti prodotti, uno riguardante i rischi derivanti dall’attività svolta dai medici presso strutture pubbliche o private, l’altro concernente l’attività di tipo ambulatoriale svolta dai professionisti);

b) adottare “particolare cautela nella fase assuntiva dei rischi”, verificando, caso per caso, l’adeguatezza del prodotto offerto rispetto alle specifiche esigenze dei singoli professionisti e prevedendo, a tal fine, anche apposite domande nel modulo di adeguatezza per accertare l’esistenza di altre coperture di “primo rischio” (personali o della struttura di appartenenza);

c) indicare “con chiarezza, sia nel modulo di adeguatezza che nelle condizioni di contratto”, che in mancanza di una copertura di “primo rischio” la polizza non è operativa per i medici che operino esclusivamente all’interno di una struttura sanitaria;

d) impartire “adeguate istruzioni alla rete di distribuzione per le verifiche sull’adeguatezza del prodotto” rispetto alle specifiche esigenze del cliente e per la corretta gestione dell’informativa precontrattuale;

e) in fase di concreta attuazione dei presidi di controllo demandati all’Alta Direzione per la verifica del corretto operato della rete di vendita e dei liquidatori, “individuare soluzioni idonee ad assicurare il rispetto dei previsti obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza nonché dei principi indicati nel nuovo documento di policy liquidativa elaborato dal Consiglio”. Funzionale al raggiungimento di tale obiettivo – segnala IVASS – appare “la definizione ex ante, nel regolamento operativo dell’area sinistri, delle situazioni in cui può essere incontrovertibilmente eccepita l’inoperatività della polizza da parte dei legali esterni e la revisione dei criteri di determinazione della penale prevista per evitare comportamenti dilatori nella gestione dei sinistri da parte degli outsourcer (ad esempio considerando ai fini del calcolo della penale tutti i sinistri e non solo quelli della “serie 2015”)”.

Con riguardo ai tempi e ai modi in cui le misure descrittte andranno implementate – conclude il documento dell’Istituto –, l’impresa è stata invitata a produrre, entro 90 giorni dalla data della ricezione del provvedimento, ogni utile documentazione idonea a comprovare l’adozione delle misure richieste e la loro idoneità a superare i profili di violazione e di irregolarità accertati.

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